• La febbre: CHE SPAVENTO!

    La febbre: CHE SPAVENTO!

    Con l’inverno torna l’epidemia influenzale preceduta, accompagnata e seguita da una miriade di sindromi parainfluenzali e infiammazioni batteriche! Un sintomo ci avverte che è il nostro turno: la febbre!
    Mi meraviglia, nella mia ormai trentennale attività di medico di famiglia non essere riuscito a far comprendere ai miei pazienti una gestione consapevole di tale stato, pur avendo stampato innumerevoli dépliant sul significato della febbre e su come affrontarla. Ma probabilmente il punto sta qui: con la febbre (alta!) un po’ si smette di ragionare e l’ansia e a volte il panico prendono il sopravvento!
    Provo a chiarire alcuni punti essenziali che possono, secondo me, aiutare a gestire serenamente tale condizione!

    1. La febbre non è una malattia ma il suo segno indiretto (salvo rarissimi casi). Dimostra che l’organismo umano sta reagendo all’attacco batterico o virale. In sé è quindi un segnale positivo, tant’è vero che le persone anziane e defedate possono avere addirittura delle polmoniti senza un decimo di iperpiressia! Ed è pericoloso in quanto si rischia di non riconoscere una patologia importante che può mettere a rischio la sopravvivenza stessa.
    2. Un elemento che accompagna spesso la febbre ed allarma molto gli interessati e/o i familiari è la comparsa di brividi, che possono essere così intensi da essere confusi con vere e proprie convulsioni (specialmente nei bambini…). Queste contrazioni di fasci muscolari sono il meccanismo con cui viene prodotto il calore che provoca l’aumento della temperatura interna e sono il sintomo spesso più fastidioso, insieme alla sensazione di freddo, dovuta alla vasocostrizione periferica (che riduce le perdite di calore…).

    La prima preoccupazione, quindi, non deve essere quella di abbassare la febbre (all’infuori di alcune patologie croniche, del resto note al paziente, che possono essere riaccese dall’iperpiressia stessa) ma di osservarla per comprendere, anche attraverso l’andamento stesso della febbre, la causa che l’ha provocata. Riferire al medico se la febbre è costante, intermittente, ogni 2 o 3 giorni, con o senza brividi, di grado lieve, medio o elevato… aiuta a porre una diagnosi corretta.
    Questa osservazione va poi calata nella soggettività del paziente. Ci sono categorie che sopportano bene la febbre, vedi il giovane adulto, altre che la tollerano meno, come i bambini e gli anziani. Ne consegue che non vi è un limite valido per tutti per iniziare il trattamento (così come la definizione della temperatura oltre la quale parliamo di febbre non è uguale per tutti: si va dai 37° ai 37,5°).

    Passando al trattamento di questo sintomo, di norma ciascuno di noi dovrebbe aver già selezionato l’antipiretico di riferimento (ed è bene esserne sempre provvisti). I farmaci principalmente usati sono il PARACETAMOLO (vedi la tachipirina), l’IBUPROFENE (vedi il Nurofen e tantissime altri prodotti),l’ACIDOACETILSALICILICO (leggi aspirina….) e la NORAMIDOPIRIDINA (leggi novalgina).
    Sono tutti efficaci, si differenziano per la potenza dell’azione antipiretica e la sua velocità.
    Ognuno di questi farmaci ha un suo dosaggio, legato all’età e al peso della persona. Raggiunto il limite massimo non è mai consigliato il suo superamento, ma è meglio procedere con l’aggiunta di un’altra molecola, qualora l’iperpiressia non raggiunga il limite inferiore desiderato. Frequente è l’ associazione tachipirina- aspirina.
    Il meccanismo d’azione principale attraverso cui la febbre scende è la vasodilatazione periferica, responsabile delle copiose sudorazioni pre-sfebbramento. In questa fase più ci scopriamo e asciughiamo il sudore che ci copre la cute, più veloce è la discesa della febbre: l’acqua calda di una pentola si raffredda più velocemente se la scoperchiamo.
    Seguendo queste poche osservazioni garantisco che anche la condizione febbrile può essere vissuta con consapevole serenità, con vantaggio personale, di chi ci sta accanto… e del medico stesso: non serve farsi visitare subito appena il termometro si alza. Spesso la febbre è il primo e solitario segno di una condizione patologica. Attendere un paio di giorni consente una valutazione più completa nel caso l’iperpiressia continui e in tantissimi casi la situazione si risolve spontaneamente!